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......INFINITA TRISTEZZA.......ruta Calle del Desengaño
 
 
 
 
           
       

        

INFINITA TRISTEZZA
                              INFINITA







"la resignacion es un suicidio permanente"


......s'acabò.....s'acabò....s'acabò......

El Nino de Gibraltar
Si yo algun dia te pierdo
Contra el destino yo lucharé
Que no lo aguanta mi cuerpo
Lo frio de un mundo sin
volverte a ver
Y como un pajaro muerto
Volando me iré para
el infierno
Donde viven desconsolados
Les que de ti se han alejao
Y llorale al pajaro muerto
Y llorale al pajaro muerto
El que yo unca sere.


VALZER PER UN AMORE


Quando carica d'anni e di castità
tra i ricordi e le illusioni
del bel tempo che non ritornerà,
troverai le mie canzoni,
nel sentirle ti meraviglierai
che qualcuno abbia lodato
le bellezze che allor più non avrai
e che avesti nel tempo passato
ma non ti servirà il ricordo,
non ti servirà
che per piangere il tuo rifiuto
del mio amore che non tornerà.
Ma non ti servirà più a niente,
non ti servirà
che per piangere sui tuoi occhi
che nessuno più canterà.
Ma non ti servirà più a niente,
non ti servirà
che per piangere sui tuoi occhi
che nessuno più canterà.

Vola il tempo
 lo sai che vola e va,
forse non ce ne accorgiamo
ma più ancora del tempo
che non ha età,
siamo noi che ce ne andiamo
e per questo ti dico
amore, amor
io t'attenderò ogni sera,
ma tu vieni non aspettare ancor,
vieni adesso finché è primavera.


www.donchisciotte.net



www.manuchao.net


la vida es una TOMBOLA
     de noche , de dia


J’ai besoin de la lune
pour lui parler la nuit.
J’ai besoin du soleil
pour me chauffer la vie.
J’ai besoin de la mer
pour regarder au loin.
J’ai tant besoin de toi
tout à coté de moi.

J’ai besoin de la lune
Pour voir venir le jour
tant besoin du soleil
pour l’appeler la nuit
J’ai besoin de la mer
Tout a coté de moi
J’ai tant besoin de toi
pour me sauver la vie …

j’ai besoin de mon père
pour savoir d’ou je viens,
TANT besoin de ma mère
pour montrer le chemin.

J’ai besoin du metro
pour aller boire un verre
tant besoin d’oublier
tant besoin de prières

J’ai besoin de la lune
pour lui parler la nuit.

J’ai besoin de la lune
pour lui parler la nuit.
Tant besoin du soleil
pour me chauffer la vie.
J’ai besoin de la mer
pour regarder au loin
J ai tant besoin de toi
tout a cote de moi…


J’ai besoin de la terre
pour connaître l’enfer
tant besoin d’un ptit coin
pour pisser le matin
j ai tant besoin d’amour
tant besoin tout les jours
J ai tant besoinde toi
tout a cote de moi
j ai tant revé d’un jour
de marché sous la lune
j ai tant reve d’un soir
au soleil de tes nuits
j’ai tant reve d’une vie
a dormir ce matin

J’ai besoin de la lune
pour lui parler la nuit
pas besoin de la mort
pour rire à mon destin

J’ai besoin de la lune
pour lui parler la nuit
pas besoin de la mort
pour rire à mon destin



E' un mondo difficile è vita intensa
felicità a momenti e futuro incerto
il fuoco e l'aqua concerto calma
sonata di vento
è nuestra piccola vita è nuestro grande cuore.
Porque voy a creer
yo en el amor
si no me entiende y no me comprende
tal como yo soy
porque voy a creer yo en el amor
si me traiciona y me abandona
 cuando mejor estoy
lo sabemos muy bien,
entre tu y yo
y aunque parezca no tienes la culpa
la culpa es del amor.
E' un mondo difficile è vita intensa
felicità a momenti e futuro incerto.
No puedo convencer a mi corazon
si yo no dudo y estoy seguro
que el tiene razon
no voy a asesinar esa sensacion
si yo la quiero,
yo la deseo aunque me de dolor
yo no quiero sufrir pero aquì estoy
y estoy sufriendo, no me arrepiendo
me cago en el amor!
E' un mondo difficile è vita intensa
felicità a momenti e futuro incerto
 il fuoco e l'acqua...
yo no quiero sufrir pero aquì estoy
 y estoy sufriendo,
no me arrepiendo
me cago en el amor!
me cago en el amor!

 
11 novembre 2006

Vacchereccia

scappavo via
da Vacchereccia
e non trovai illuminazione
e non trovai l'irritazione.
io che chiedo alla vita
una manciata di piume
disteso sulla testa,
una manciata di parole
parole da emigrante.
Sono apprezzato soltanto
al circo delle pulci;
e madre preoccupata,
non parlarmi nella notte:
quando me ne andrò
lontano da quel mondo
che mi hai costruito intorno,
sarà molto differente
ciò che non hai apprezzato
di un musicante per attitudine,
incapace a volare.
E fumerò tutto quello
che getti per strada:
musicante per attitudine,
calligrafia mite:
sarò balordo e anormale
scappando verso Vacchereccia.
Ho visto che il buio
è quello che vivo,
la mia compagnia,
la mia fantasia
è stare da solo.
Sorrisi affogati
nei passamontagna:
sono musicante
sono artista
sono attitudine
sono Vacchereccia

stò vomitando.




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5 novembre 2006

Geloso-di-TE

Morire all'ascolto
di Parole.
Innocenti Parole
che fuori dal nucleo
danneggiano spettatori
(modestamente) alati.
Affoganti il mistero
di un triangolo
ansiosamente (in)sperato:
unica soluzione
per non (dis)perdere tormenti
o per lo meno
per non sentir-si (-mi) solo
in tempeste spocchiose.
Resisto e mi trovo
geloso-di-TE.
Geloso di quello
che gli altri apprezzano
beati e contorti
guardando il riflesso
dei tuoi occhi
che fuggono.

Geloso-di-TE

Triste di ME.




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26 ottobre 2006

Teschio

riprendi le paure del mio sguardo
fotografa e non farmi male
ascoltami al tremare del mio sogno
il teschio non prova rancore
ho abbandonato tutto e le parole
sorridono per affogare
rammenta il privilegio del mio sogno
fingendo che non sai sbagliare

il teschio non trasuda un emozione
e il resto non sa farmi male
il teschio suda sangue dentro me
fingendo che tutto scompare
festeggia il funerale del mio sogno
accanto a chi ti può ascoltare
affogo le parole dentro me
il teschio non prova dolore

parola come miele a evaporare
sotiene paragoni insoliti
illudi l'egoismo del mio tempo
sorprendermi può farmi male
sottili incubi che emigrano
esami che potrò saltare
asciugami al tremare dell'inverno
il teschio non prova rancore

il teschio suda sangue dentro me.
asciugami di lacrime.




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26 settembre 2006

Por tu amor todo lo daria...

Lasciami cantare

la pietà che disunisce

solitudine sobria,

ma sono felice.

Navigare l’orizzonte

di marcio malvagio,

di sole che oscura

quanto sono felice.

Vivere anestetizzato

il sorriso che ingrossa

di carie che logorano

quanto sono indisposto.

Nell’angolo congiunto

come fossi felice

decompongo da solo

moltitudini e vermi.

Il mio buio negli occhi

è quando tutti conoscono

quanti motivi hai

per piangere.

 

Por tu amor

Por tu amor

Todo lo daria…

 

Ma riemergo dall’onda:

quanto sono opportuno

l’ho trascritto in un foglio

dritto nella mia testa;

l’ho marcato in un mondo

dove evado e sorrido,

rimanendo da solo,

dove tutto è di nero.

Nero vivere.

 

Por tu amor

Por tu amor

Todo lo daria…..

 

Perché perdo calore

se ti penso anzitempo

Perché perdo l’onore

quando voglio imbiancare

di buio prescritto,

i miei giorni e le notti:

nero vivere.

Perchè ho perso comunque

la mia stima nel buio;

piango indice e fiamma

ed aspiro a boccate

il mio non-vivere.

Por tu amor

Por tu amor

Todo lo daria….

 

Lasciami piangere.

Licenza di piangere.

Lasciami cantare.

lasciami morire

per rinascere ancore

dove posso piangere.

Piangere di te.




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21 settembre 2006

trasferimento.....

capita di trasferirsi...per necessità
io non trasferisco niente in realtà...
questo blog resta aperto per mille cose..per opinioni...

per foto e poesie sono su :  http://www.contraomundo.splinder.com/

mi piacerebbe leggere i commenti di tutti coloro che hanno visitato questo blog (e lo visitano) anche sul nuovo indirizzo in splinder.
presto tornerò a publbicare anche qui. anche se da ora in poi pubblicherò opinioni.

http://www.contraomundo.splinder.com/




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26 luglio 2006

..see ya

estoy en amsterdam
then, llego en barcelona (forse...)

amor para todos....
see you soon..




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21 giugno 2006

....ruta....el mundo ambulante

la notte per riflettere
la mattina dell'oscuro
la notte per pensare
la mattina per dormire
la notte per me stesso
la mattina per il mondo intero
la notte per un foglio
la mattina per un sogno.
il nostro amore
come sigaretta accesa
sull'asfalto bagnato
destinato a spengersi

non appena cominciato




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9 giugno 2006

....ruta....MALEGRIA

Così sarà
inopportuna vita
così sarà
vagando illuso
sarà per me
un dono rifiutato
sarà così
distruggere il passato.
Io non so dormire
senza la tua compagnia
io non so volare
se non al tuo pensiero.
Non temere
sono anestetizzato
per gioire, per vedere, per provare.
Così sarà
inopportuna vita
così per me
vagando illuso
sarà così
timore disossato
così sarà
promettermi annullato.
Non saprei dormire
senza una compagnia
non saprei volare
con gli occhi sul passato.
Non temere
che volerò lontano
per gioire, per sognare, per provare.

inopportuna vita....

            ....malegria....
     ....cuando tu me hablas.....
             ....de amor....




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13 maggio 2006

...RUTA ESCUDELLIERS....

guardo all'orizzonte
senza luna, si va
altre notti passate
freddo, dalla finestra.
penna nera in un palmo
macchio stile su un foglio
bianco è l'orizzonte
senza luna, si va.
polvere del tuo sorriso
illuminato di stella
naufraga nella testa
voglio ancora dormire.
voglio ancora sognare
illuminami dei tui occhi
polvere della strada:
da che parte sorge il sole?
guardo il mio orizzonte
senza luna oramai
luce del tuo sorriso
ridammi la musica.
foglio bianco macchiato
dammi il mio sogno vuoto
freddo dalla finestra
senza luna, si va.




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9 maggio 2006

....RUTA RAMBLA DEL RAVAL....

Cancello e scarabocchio
bruciando quasi il filtro
succhiando lentamente
cio che sono.
Divoro i mie ricordi
facendomi del male
quando, guardando avanti,
non trovo prospettive
se non di naufragare
lontano da qui.
ma solo quando penso
a ciò che ho perduto
a quanto sia difficile
riuscire a ritrovare
un tratto più sicuro,
una parola audace
che faccia la poesia
e lasci il giorno in pace.
soltanto in quel momento
mi guardo e sono solo
soltanto in quel momento
sconfiggo la mia stima
restando scoraggiato
in questa terra spenta
dove l'unica pace mia
è un sogno.
e un altra sigaretta.





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20 aprile 2006

Cardiologia

Che si gioca per vincere e non si gioca per partecipare
Chi è ferito e non cade, ma continua ad andare
A sbattersi nel buio e a farsi vedere
A sanguinare di nascosto e a pagare da bere
A goccia a goccia, ma tu guarda, il mio cuore mangiato
L’amore ha sempre fame, non l’avevi notato
E dice sempre con disinvoltura
Senza paura dice: “mai”, senza paura mai.

Che si veste di bianco per scandalizzare
E compra rose a dozzine
E fa curvare i pianeti e fa piegare le schiene
Che si gioca per vincere e chi vince è perduto
Con una chiave ed un numero in mano
Tutta la notte aspettare un saluto
E a pensare: “ti amo”

Chi raccoglie conchiglie dopo la mareggiata
E il cielo è ancora scuro, ma la notte è passata
E macina la sabbia dentro i mulini a vento
E che non ha mai fretta e che non ha mai tempo
E poi l’amore indecente, che si lascia guardare
L’amore prepotente che si deve fare
E gli amori ormai passati e ancora vivi nella mente
Chè dell’amore non si butta niente

francesco de gregori


adesso spero che sei sei tu
 - e sappi che mi sono anestetizzato -
 - e sappi che forse, ne sono uscito -
spero che se sei tu
leggendola, ti venga un brivido
anche uno solo
se sei tu
anche solo mezzo




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9 aprile 2006

????

Cammina per direzioni opposte
senza incrociare il mio sguardo,
fiera come una preda che soccombe,
audace come un ratto che si nasconde:
è la mia fragilità che pulsa.
Una solitudine da affogare
tra meandri di persone,
tra le parole sprecate dalla gente
che contengono aria come palloncini sgonfi,
come muschio in una palude,
costruita come soldati di plastica:
progressivamente perde di volume.
Nell'affanno giornaliero di un sonno pomeridiano
è la mia vita che cerca,
è una soluzione che richiama
a comodi orizzonti
lontani come boe naufragate
nell'altro lato dell'oceano.
Cammina.....
in controsenso allontanandosi
un piacevole concetto
ancora da imparare.
e io continuo ad aspettare.
e io sono nato per aspettare.
ma a imparare la lezione a mente,
non sono mai stato bravo.




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7 aprile 2006

rosso

si muove rapida
nella giungla di case
nei vicoli squadrati
all'ombra del sole.
si muove veloce
per poterla seguire
troppo veloce
per poterla capire.
lento e solenne pulsa
protetto in petto
rosso di orgoglio
e continua ad urlare
rosso come il futuro
come la speranza
come le ombre che un giorno
pulsando tra le strade
illumineranno ancora
quei riccioli neri.
rosso che pulsa
come l'orizzonte giusto
della nostra libertà.




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5 aprile 2006

vicolo del campanile

Non sapevo
Come si chiamava.
Non lo sapevo quando lo attraversai veloce.
Forse per la prima volta.
Dico “forse” perché senza dubbio
I miei piedi di fanciullo
O i miei occhi di neonato
Avevano già respirato quell’aria
Aria contenuta in chissà cosa di speciale…..

Non l’ho ancora capito, ma lo senti dentro.
Lo senti dentro quando attraversi quelle mura strette:
A volte l’odore è quello dell’incenso
Sprecato dalla chiesa, accanto alla quale esiste
Incenso che in quei giorni inonda del suo spettrale odore tutta la piazza
Penetra nelle narici di musulmani e sikh
Accarezza carnagioni di differenti colori
Più o meno rugate e sciupate…dal fumo, dal lavoro, dalla rabbia….
A volte, invece, giungi alla curva di metà strada
Protetto da solide mura in ogni lato possibile
e l’odore che proviene da quell’intonaco e da quegli angoli
È semplicemente acre e malsano: orina.
Tutti si riguardano a sedersi in quegli angoli…..

Un giorno camminavo nel Vicolo del Campanile……mi fermai per accendere l’ennesima sigaretta del frustrato – quella di chi ha bisogno di distendersi uscito da lavoro – una sensazione di bagnato, focalizzò la mia attenzione – lontano dalla rotella dell’accendino; lontano dal massaggio dell’emicrania.
Piccole gocce scendevano su di me.
Scendevano ad intervalli regolari, veloci…tanto da farmi alzare la testa -  da schiarire lo sguardo verso l’alto - da ricercare una causa.

Panni che sgocciolano
Nuvole ironiche, appese a un filo
Colorate dell’arcobaleno
A discrezione della fantasia.
Gocce che cadono
Ultimi ricordi
Di uno sporco lavato via
Ancora una volta.

Ero giunto quasi alla fine di Vicolo del Campanile – e non è che ci vuole tanto perché la sua percorrenza dura appena una manciata di secondi – poi arrivi in Via Marzia, oppure in Piazza Varchi se lo percorri per l’altro verso.

Non ha niente di particolare, Vicolo del Campanile: è solo una zona di passaggio, un punto di frontiera, in una piccola città circolare: gironi che circondano una chiesa, una modestissima piazza.
Vicolo del Campanile si sorregge sul lato della chiesa.
Ed è bello, perché fa una curva a metà percorso.  <>
Una curva nella zona in cui non vedi il cielo – neanche nascosto fra le cime dei palazzi.
Quando fa freddo, entrare e uscire dal Vicolo del Campanile significa sentire il tuo sangue congelarsi ogni volta di più.
Quando fa caldo, il Vicolo del Campanile diventa un lungo e silenzioso forno crematorio….e l’odore è quello di un primo pomeriggio di estate, senza però il rumore dei grilli.

Quelle gocce che bagnavano la mia fronte, non mi impedirono di dare la prima boccata.
Fuoco al tabacco, o a quel cazzo che c’è dentro. Quel cazzo che avvelena…

Gocce dei panni
Che ti piovono in testa
Come tante occasioni
Quando meno te le aspetti.
E intanto, intorno a me, il mondo degli altri  - che non si era fermato affatto – continuava nella sua corsa.
Corsa inutile attorno a qualcosa di immobile.
A qualcosa che continua a cercare un senso
Dove la poesia assolutamente non sta di casa.

Quando caddi, ricordo di aver visto le nuvole nello spicchio di azzurro del cielo – il cielo che filtra tra i palazzi del Vicolo del Campanile.
Le ho viste davvero, o era quello che volevo vedere?
Non capivo la dinamica. Non capivo come la mia schiena si era trovata distesa in posizione orizzontale, su quelle mattonelle fradice…sporche.

“non ti ho visto. Andavo di fretta”.
I miei occhi che lampeggiano mentre provo a rialzarmi.
Nervosa, si agitava nei pochi chilogrammi di peso che lasciavano in piedi il suo corpo.
Faccia sciupata, occhiaie gigantesche e violacee.
Se ne rimase immobile come se aspettasse un mio via libera, pronta a continuare a correre – chissà poi per cosa.
Ci vollero dei momenti lunghi una vita per permettere al mio cervello di riprendersi.
I miei occhi affogarono sulla magrezza di quelle gambe, sulla forma meschina di quella bocca e soprattutto, su un qualcosa che non saprei definire – quel qualcosa che rende un vestito semplicemente vecchio: praticamente sordido.
“non ci sono problemi” – bofonchiai.
E la vidi ripartire instabile verso la fine di Vicolo del Campanile che porta alla piazza.
Io me ne andai.

Quel pomeriggio la trovarono morta alla stazione – nascosta dalle piante vicino ai bagni pubblici.
La trovarono violacea in volto, come la sua vena.
Non ho mai saputo chi fosse veramente.
La riconobbi semplicemente in una foto
Quella classica foto che pubblicano sul giornale – uno squallido giornale di provincia che vive sul sensazionalismo di eventi ordinari
di cui a nessuno importa un cazzo.

 




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5 aprile 2006

stanco

SONO STANCO
DI CONTINUARE A SOGNARLA

SI
STANCO
DI CONTINUARE A SOGNARTI

e di non sperare più in niente...




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25 marzo 2006

...TiPrego.....


......entra e fatti un bagno caldo.....
......c'è un accappatoio azzurro........
......fuori piove un mondo freddo......




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17 marzo 2006

azzurra



e adesso
che non necessito più
di orizzonti illimitati
ho paura del vento




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13 marzo 2006

Vicolo del Campanile

Panni che sgocciolano
nuvole ironiche,
appese ad un filo.
Colorate di arcobaleno
a discrezione della fantasia.
Gocce che cadono
ultimi ricordi
di uno sporco lavato via
ancora una volta.
Gocce dei panni
ultimi rintocchi
che  piovono in testa
come tante occasioni
quando meno le aspetti.
E tutto il contorno
continua la sua corsa.
E tutto il contorno
circonda l’immobile
prima di essere fagocitato.

E marcisce.




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9 marzo 2006



continuare ad osservarti
filtrato dal vetro
dell'immaginazione
filtrato dal muro
dell'altra stanza
non solleva il mio spirito
non rilassa il mio corpo
non riporta in me
il sapore del sangue
il sapore della carne
schiacciata fra i denti
spremuta di amore

spremuta di amore
per te




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3 marzo 2006

...in fondo alla strada...

In fondo alla strada
c’è sempre una luce
dove puoi riemergere
o scappare via.
In fondo alla strada
c’è sempre qualcuno
che chiede uno spicciolo
per sanguinare.
In fondo alla strada
un uomo canuto
racconta una storia
e ti offre da bere.
In fondo alla strada
cammini più vecchio
ma vuoi camminare.
Qualcuno aspetta
in fondo alla strada
qualcuno piange.

In fondo a una strada
In questa città.

In fondo alla strada
sospiro di affanno
conquisto la cima
e cado spoglio.
In fondo alla strada
mi guardo in tasca
e ho perso il mio sogno
laggiù, per terra.
Infondo alla strada
ascolto in silenzio
un suono distratto,
il rumore del niente.
In fondo alla strada
cammini veloce
dove vuoi arrivare.
Qualcuno muore
in fondo alla strada
qualcuno uccide.

In fondo a una strada
Di questa città.




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2 marzo 2006



Mi ricordo il colore
Ma non sento sapore
Fa così freddo fuori
Se resti solo.




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2 marzo 2006

STEllA

……la prendo da lontano……
……la vedo trepidare……..
……lo sento, il suo respiro…..
……la lascio a boccheggiare…..
……riecheggia nel silenzio……
……di candido fragore……..
……nervosa nella notte…….
……condanna da espiare……  

Si Agita al colore
Della notte che non afferra,
poi rigira nel sudore
della sua mente soppressa:
“scenderemo dalla giostra”
“ne usciremo per la mano”
E risuona tra le mura
La sua triste modestia.
“e non cambieremo mai,
userò il mio contrappasso,
vorrei solo non vedermi più
piangerti addosso”.
Le coperte sono carta
le pareti cono creta
e nel buio si riflette
la sua stella cometa.
“quando sento freddo accenderò una candela”
“se sento freddo accendo una candela”
E la luce della notte
È così cupa
Nell’altra stanza.




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27 febbraio 2006

Frenetica illusione

Stasera ti regalo una bugia
Stasera la mia testa immagina l’inferno
…………e lo detesta
Stasera mi nascondo e scappo via
Stasera ti cancello e tutto muore
……….nella mia testa
SCONGELO LA NOTTE
FRENETICA ILLUSIONE
SENZA SORRISI
TRA PAROLE SUSSURRATE
TUTTO AFFOGA
NELL’INVERNO DEL SILENZIO
E NON SO
SE CRESCERE….

il nulla è così fottutamente qualcosa, da essere tutto

 

 




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26 febbraio 2006

++sPuRgAmI++(2003/04)

….SpUrGaMi……!!!!!
++++++++++++++

Che palle, ci sono fottuti insetti dappertutto
.
- ES: parte più remota della psiche dipendente dal piacere -
Macinano sporcizia. Saltano come cavallette.
 - Super- io: disorientato e passivo. Debole ed instabile -
Mangiano il legno delle tue persiane.Sporcano il bianco candido delle tue tende
.
 - DROGA: affascinante simbologia  sessuale per l'ES.  Autoerotica e masturbatoria talvolta. Altre volte richiama alla regressione orale infantile  -
Copulano con gli acari dei tuoi tappeti.
 - INCONSCIO: produce droghe razionali interne morfinosimili, tipo l'adrenalina, che si liberano in occasione dell'allentamento della sorveglianza operata dall'IO CONSAPEVOLE - 
Inalano quei microgranuli di polvere e sudore secco dentro i pori della tua pelle
.
INCONSCIO: si nutre di assurdità e illogicità. È responsabile delle pulsioni irrazionali -
……………………..................................................
Occuperanno la tua casa.
Festeggeranno, ubriacandosi con il tuo sangue.
Chiudi le finestre.
Stai decomponendoti.
……………………..................................................
Spurgami
----CHI, non riesce a prendere i suoi silenzi, agli albori di un'altra crisi, e vaga solitario tra il liquame mondano odierno, con notevole dignità, non merita i vostri sputi.
CHI
, assopito da innumerevoli e mortali lamenti, bestemmia volgari preghiere al più dannato dei creatori, naufragando in un mare di gengive sanguinose ed organi in decomposizione, non può più stringerti la mano.
0000000000000000000000000000000000000000000
Amo Munch.
Freud beve.
0000000000000000000000000000000000
0000000000000000000000000000000000000000000
Rendi ossa questa fottuta pelle.
SPURGAMI.
Cicatrizza violenti e brucianti delusioni sulla tua fronte.
E' FATTA.
Arrenditi al rumore sprofondante del vento.
E' ANNEGATO.

(in un vasetto di nutella - scaduta- puzzolente di sterco - bianca di muffa - ingredienti attoniti - ascolta gli ZU - poi spara sporcizia metropolitana sul tuo volto: puzza di pisciazza.)

Dannazione , è tappato
.
Vuoi un'altra spinta? rendi violenza questo pratico oggetto.
Infilalo, infilati, inalalo.
Ributtalo sulle coperte del tuo letto.
Quei parassiti ti ringrazieranno.…..
Giusto per un secondo.

(è solo un appendice!!!)

 

se trovate un senso a tutto questo siete bravi. era il periodo più allucinato della mia vita - totalmente opposto da questa voragine di depressione in cui sono caduto - ma in conclusione, non così sbagliato come tutto mi appare adesso.

 




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21 febbraio 2006

Dormire (da) Solo

Appisolato su una panchina di pietra, resisto al passato.
difendermi dal freddo- fuggire dal ricordo - scrollarsi le zavorre.
priorità necessarie, inutili a tratti.
Guardo i treni partire - con le labbra screpolate dal vento e le dita viola, gialle di sigaretta nei particolari.

Sformano in me:
i miraggi che avevo costruito allora
le speranze per le quali ho vissuto
le parole al veleno che mi hanno inettato

Sformano nella mia mente:
silenzi impareggiabili
quelle occasioni leggere come il vento sul grano
come la sabbia del deserto.

Guardo i treni partire e resto immobile - congelato nell'inverno di una panchina:
pochi soldi da fumare, tristi speranze da raccogliere.
Illumino con una lampada a olio ogni angolo del tunnel:
lotto contro il buio
contro il vuoto
contro l'esatto susseguirsi dei fatti che il destino mi ha proposto.
Cerco di scovarla, l'Occasione....magari nascosta tra due pietre scalcinate, rannicchiata nell'angolo più buio, tra le siringhe dei tossici e le urine dei cani randagi.
Ma raccolgo soltanto granelli di sale e imprecazioni.

Nel quaderno - quel compagno a fogli bianchi che esamina il mio caso.......quel nemico dove, insoddisfatto, provo a dar forma  alla mia percezione di tristezza - tra una pagina e l'altra, raccolgo un tuo capello.
lungo.
nero.
affusolato.
riccio.
Ogni volta che scrivo su una pagina, lo cambio di posto per non perderlo.
elegante.
gentile.
sensuale.
Questa notte ho deciso di ricalcarlo.
di ripassare, con questa penna blu notte, il tratto insicuro del ricordo
l'idealizzazione di un momento.
Lentamente passo sopra la sua massa sottile, il tratto pesante della mia penna.
Dolcemente, senza fargli male.
Lentamente, facendomi del male.

Quel capello........unico superstite di notti color sgargiante - dal sapore sgocciolante di miele dolciastro - dal disordine sparso nel caos di una stanza - ritrovato dopo mesi tra le pagine ingiallite di un libro insospettabile.
un libro che - ne sono sicuro - non ho mai sfogliato con te.

Quel capello.....lo porto con me ancora adesso - nelle notti passate e quantificare il colore dell'alcool - disteso a calpestare il mio corpo, fuoriuscendone rapido - sbattendo contro specchi in frantumi che disegno nei muri delle metropolitane - violentandomi con foto strappate di un passato subito ingiallito.

Quel capello è tutto quello che ho di te.

A te restano
regali
poesie
foto
ricordi
e un quadro: dove lacrimo sangue dagli occhi.

A me è rimasto soltanto.....un capello.



SE POTESSI
MANGEREI SOLTANTO
IL PANE DA ME SUDATO
PER VOLARE VIA
DA QUI
E RI - INCONTRARTI
MILLE VOLTE
IN ALTRI MONDI.
PER RI - INCONTRARVI
MILLE VOLTE
IN ALTRI INFERNI.

LONTANI DA ME




"siamo rimasti a guardare un desiderio qualche volta noioso
.....e non sarai mai un emozione da poco"
OFFLAGA DISCO PAX




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20 febbraio 2006

corvi

Come Corvi, appollaiati in rami di oppio....
oppio che si disgela al calore....
come zucchero sul braciere, di verde vestito...
in attesa, come Loro.
in attesa e in rimpianto....
sincronizzando le nostre teste in frequenze diverse:
obiettivi complicati in gelatina semplice....
Masticano cartine di rame.
Sporcano salviette vellutate.
Fazzolettini di carta resi preziosi, dolcemente scritti, di azzurro.
Ditruggono i propri sogni.
Affettano i loro fegati.
Anneriscono i loro pallidi rifugi.
Marciscono nei loro pallidi rifugi.
Lavano i panni sporchi.
Lavano i panni sporchi con cumuli di cera e carbone.
Sospirano lacrime essiccate.
Lacrimano sospiri andati.
Saltellano fanciullescamente.
Recuperano l'inferno nella loro testa, e lo conservano.
Recuperano il profondo del loro degrado, e lo adorano.
Ignorano il sordido delle loro teste, ma lo rispettano.

lo rispettano....
coma mai rispetteranno se stessi....

Noi - FOTTUTI CORVI APPOLLAIATI - APPANNATI - INFELICI.




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18 febbraio 2006

UNA STORIA DI AMORE/DIPENDENZA

Coperto per metà, occhi fissi, sigaretta.
Sedeva tranquillo dondolandosi come suo nonno – non lo aveva mai conosciuto.
Splendido e sensato la fissava.
Lei, occhi vitrei, giaceva semi nuda sul letto – morbida, candida.
Non poteva desiderare di meglio.
Quelle quattro mura, quella stanza (ancora profumata), sarebbe di lì a poco diventata il suo mondo…
E forse non poteva chiedere di più.
…………..
Passarono i giorni e lei si stava arrugginendo.
Lui consumava pacchetti di sigarette e la guardava muoversi lenta – cumuli di avanzi e cartacce giacevano tutti intorno.
I muri pieni di scritti a carboncino – cominciava a puzzare.
Lui si alzava di tanto in tanto….per defecare, per nutrirsi, per tentare di vivere….ma non era capace di abituarsi a quella velocità. E lo sapeva.
Aveva già sperimentato sulla sua pelle quello che voleva dire: lui era famoso; conosciuto per essere capace di competere con i treni in macchina, da una stazione all’altra.
Era il suo vanto, l’unico modo per avvicinarsi alla velocità dei tempi – quella velocità era la sua croce. Inconcepibile.
Lei era un ammasso di plastica e ferro; un automa ultra annoiato senza pregi né difetti. Si erano trovati subito, avvolti nel sudore e nella solitudine di quei giorni, e insieme avevano deciso di fermare il continuo avanzare delle ore e dei minuti.
Consumavano il loro amore in quel letto spoglio, circondato dalla sporcizia.
Lui la nutriva per quel poco che può servire ad una macchina, e si nutriva per quel poco che era capace di fare per soddisfarsi.
Avevano bisogno di calore.
……………
La sigaretta si consumava lentamente nella sua bocca e il denso fumo avvolgeva ogni oggetto presente, impregnando con il suo acre odore i vestiti.
Era appena uscito da quel corpo cigolante; ora lei dormiva – poteva contare ogni capello e inventarsi scrittore per creare nuove fantasie, nuovi stimoli per continuare il loro rapporto.
Lei necessitava di niente, aveva solo bisogno di ungersi
Lui sudava.
Ma venivano sempre insieme, per quello che poteva contare…
…………….
Uscì di casa e prese le chiavi della macchina.
Per strada riacquistò la vecchia visione del mondo che lo contraddistingueva dagli altri: si sentiva una tartaruga in confronto agli altri uomini, alle cose, alla natura…che cambiano senza controllo apparente.
Accelerò per raggiungerli, forse troppo….
Dopo il fragore trovarono la sua auto accartocciata contro un muro.
Lui, con il corpo in mille pezzi ed il volto ricoperto di sangue, sembrava sorridere.
Non era mai stato così bello, con il cervello che fuoriusciva dal suo cranio.
Lo seppellirono a pezzi.
......................
Lei rimase su quel letto ad aspettarlo, incapace di muoversi per la ruggine che aveva conquistato le parti ferrose del suo corpo – senza il sudore di lui non poteva liberarsene.
Morì. Così come muoiono le auto dallo sfasciacarrozze.
Corrosa, inutile, sola.
Nessuno osò mai rottamarla.
…..e tutto questo non ha senso. 




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16 febbraio 2006

polvere

polvere sui miei occhi
polvere sulle mani
polvere dove cammino
polvere quando dormo
polvere della grande città
polvere affogata
polvere di libertà.
Fuori dallo schermo
il mondo marcisce
e i bambini giocano
tra la polvere:
le macerie del nostro amore....
Polvere nelle canzoni
polvere sulla chitarra
polvere sulle tue foto
polvere sul mio cibo
polvere del mese di settembre
polvere trasportata
polvere di solitudine.
Sotto il mio specchio
la vita tramonta
e i miei occhi giocano
con i miei sogni:
lacrimano polvere.




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13 febbraio 2006

POLITIKILLS






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31 gennaio 2006

290106

caramelle di oppio e nicotina
frutti marci, lacrime, aspirina
specchi rotti e vetri infranti
frasi soffocate in sogno
dimmi AMORE, riuscirò a cancellarlo?
sai, BELLISSIMA,  se riuscirò a cancellarlo?
schegge di parole infettate
escrementi e rabbie accumulate
"non pensarci, guarda in fondo
apri gli occhi e suona il mondo"
dimmi MAMMA, riuscirò a cancellarlo?
dicevo, MAMMA, riuscirò a cancellarlo?
vomito di offese regalate
instabilità assoggettate
spettri, mostri e cose strane
ombre, luci e strutture arcane
DONCHISCIOTTE avrò la forza di cancellarlo?
ehi COMPAGNI, mi aiuterete a cancellarlo?
mappamondi e giochi di marzapane
viaggi e sogni vuoti da denigrare
uno scopo, il mio ideale
rosso all'aria, a sventolare
sai CAPO se riuscirò a cancellarlo?
ISPIRAZIONE, sei riuscito a cancellarlo?
riva di una fogna in cui pensare
arrovellamenti da sfrenare
pietre e marmo da concimare
libertà da violentare
mi dici BABBO se riuscirò a cancellarlo?
per favore BABBO, sei riuscito a cancellarlo?
filtri spenti e umidi da succhiare
bottoncini rosa da assaporare
grotte antiche, odore strano
scherzo infausto, gioco sano
sai MADRETERRA quando potrò cancellarlo?
e tu, VECCHIO, riuscirai a cancellarlo?
penna nera, foglio in lacrima
buco in petto, rimorso e ostilità
solo un arma, quella esatta
solo un indole testarda
DAVIDE , vorrei vederti cancellarlo.
forse, DAVIDE, riuscirai a cancellarlo.
trucco marcio e sciolto sul mio volto
nailon spesso un ago, in equilibrio
gatti morti e specchi infranti
il mio "io" nell'altra stanza.
dimmi, TORE, riuscirai a cancellarlo?
forza, TORE, riuscirai a cancellarlo.




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